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Le donne che allattano e che hanno latte in abbondanza possono donare il loro latte ad appositi centri di raccolta: le Banche del latte umano.  
 
Queste strutture esistono presso molte cliniche e ospedali pediatrici: sono centri adibiti alla raccolta ed alla conservazione del latte umano offerto da “donatrici”.
Il centro spesso provvede anche alla raccolta del latte al domicilio della donatrice, inviando operatori specializzati per eseguire la raccolta con un automezzo appositamente attrezzato.
Le dosi di latte donato vengono analizzate e sottoposte a trattamenti che ne garantiscono l’idoneità igienica.
La Banca del latte di donna assicura la distribuzione gratuita del latte materno a quei neonati che non possono ricevere nessun’altra alimentazione.
Avere a disposizione del latte umano in alcune particolari patologie rappresenta molto spesso una garanzia per la sopravvivenza del bambino.
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Si tratta di ferite (fissurazioni) che possono formarsi sul capezzolo o sull’areola anche dopo pochi giorni di allattamento, rendendolo particolarmente doloroso.
La formazione delle ragadi è favorita, oltre che da fattori individuali di caratteristiche della cute, anche da una «tecnica» scorretta di offerta del seno al bambino.
Le ragadi possono facilitare l’accesso ai batteri favorendo così l’insorgenza della mastite. Per evitare ciò si consiglia, in presenza di ragadi, il lavaggio delle mani prima della poppata.
Nell’attaccarlo al seno è utile che la donna, aiutandosi con le dita, comprima leggermente la zona intorno al capezzolo per facilitarne l’entrata nella bocca del bambino; al termine della poppata il distacco del bambino dal seno può essere invece facilitato introducendo un dito fra le labbra del lattante.
In qualche caso le ragadi si formano come conseguenza delle cosiddette manovre di «preparazione» del seno: prima del parto c’è chi consiglia di preparare il capezzolo con ripetuti esercizi di stiramento o applicazioni locali di alcool.
Il risultato di queste manovre può essere però un danneggiamento dei tessuti, rendendoli in realtà più soggetti a traumatizzarsi sotto l’intensa e prolungata azione del bambino .
La prevenzione e la cura delle ragadi è basata prevalentemente sulla corretta tecnica di allattamento;

LA MASTITE


In una piccola percentuale di casi può succedere che, a seguito di un ingorgo mammario che non si è risolto, o più spesso in seguito alla formazione di ragadi , si verifichi un processo infettivo al seno (mastite) che in casi ancora più rari può dar luogo alla formazione di un ascesso.
L’insorgenza dell’infezione è accompagnata da sintomi generali (malessere, febbre oltre i 38°c, stanchezza intensa) oltre a sintomi  locali  (dolore, gonfiore, arrossamento della mammella).
Anche in questo caso è necessario far svuotare regolarmente e con frequenza il seno al bambino.
Non è quindi necessario sospendere l’allattamento, nemmeno dalla parte colpita dall’ascesso, pena l’aggravamento dei sintomi.
Si ricorre all’uso di antibiotici, scelti tenendo conto del tipo di germi più frequentemente in causa nelle mastiti oltre che ovviamente del passaggio di questi farmaci attraverso il latte e quindi della tollerabilità per  il bambino .
Nel caso di terapie antibiotiche di durata inferiore a 7/10 gg si riscontra frequentemente la comparsa di recidive. Valutare con il medico l’opportunità di prolungare il trattamento.

 

Dopo qualche giorno dal parto, quando è più evidente la formazione del latte, può verificarsi un fastidioso aumento di volume di uno o entrambi i seni, con indurimento e dolore diffuso alla palpazione.
Il disturbo, dovuto principalmente al mancato drenaggio del seno, può essere risolto in qualche giorno incoraggiando la frequente suzione da parte del neonato per facilitare così lo svuotamento completo dei seni.
A questo scopo può essere utile anche l’applicazione sui seni di impacchi caldo-umidi prima delle poppate. Gli impacchi freddi sono consigliati dopo la poppata per diminuire l’infiammazione.
In qualche caso viene consigliato l’impiego di mezzi meccanici (tiralatte) per togliere il latte prima della poppata e agevolare così la suzione al bambino offrendogli un seno meno duro e teso.
La suzione frequente rappresenta la prevenzione principale all’ingorgo mammario

 
Le controindicazioni vere e proprie all’allattamento al seno sono poche e limitate a malattie molto gravi che colpiscono la madre o il neonato (tumori, cardiopatie gravi, importanti malformazioni).
Situazioni di malattia transitorie della madre, come l’influenza o altre malattie infettive, non sono generalmente controindicazioni che richiedono la sospensione dell’allattamento.
Problemi specifici come la miopia o la presenza di numerose carie dentali, per lungo tempo sono stati ritenuti impedimenti all’allattamento: ad oggi però non è stato dimostrato alcun rapporto certo di peggiora mento.
In caso di miopia si può quindi allattare liberamente, mantenendosi per prudenza sotto controllo oculistico.
Analogamente per quanto concerne le carie, è consigliata la regolarità dei controlli odontoiatrici.
Anche alcune patologie comunemente ritenute di impedimento all’allattamento al seno, come ragadi, mastite, ascessi, sono di solito del tutto compatibili: rappresentano certamente un fattore di disturbo, superabile però con alcuni accorgimenti, o al massimo costituiscono un impedimento momentaneo.

 

 
Particolarmente complesso il problema dell’allattamento al seno in caso di tossicodipendenze della madre da droghe cosiddette “pesanti“. Già in gravidanza l’uso di queste sostanze ha fortemente ipotecato la salute del bambino. Egli si presenta alla nascita con una situazione di dipendenza da trattare sempre con specifica attenzione e può aver bisogno di una apposita terapia di disintossicazione.
L’allattamento al seno può essere praticato senza rischi per il bambino solo se la madre riesce a sospendere l’uso di queste sostanze. 
A rendere più critica la scelta sul tipo di allattamento da adottare si aggiunge spesso la presenza di patologie infettive facilmente collegate alla condizione di tossicodipendenza, come l’epatite C e l’AIDS.
La positività della madre al virus dell’epatite C (HCV +) non sembra essere un impedimento assoluto all’allattamento, dal momento che la percentuale di rischio di trasmissione della malattia al figlio è minima. 
Viceversa la positività al virus dell’AIDS (HIV +) esclude completamente la possibilità di allattare senza rischi il bambino. 
 
 
 
Alcool e tabacco (nicotina) risultano tossici per il bambino e passano nel latte.
I rischi a cui è esposto il lattante quando la madre fuma derivano sia dal fatto di trovarsi a stazionare in un ambiente fumoso (con tutti gli effetti negativi legati al fumo passivo) che per il passaggio che si ha nel latte di dosi più o meno abbondanti di nicotina (con effetti dannosi variabili a seconda del numero di sigarette fumate).
Fra i tanti effetti negativi che ha il fumo sull’organismo della madre ce n’è uno in particolare connesso con l’allattamento: la nicotina modifica nella donna la risposta allo stimolo fornito dalla suzione del bambino, riducendo la produzione e l’emissione di latte.
Non è possibile indicare (non essendo nota) una “dose limite”: bere alcolici e fumare fa comunque male alla salute, ma gli effetti tossici non si evidenziano certo per una modesta quantità di vino assunto a tavola o per un’occasionale sigaretta fumata durante il giorno.
Il bere ed il fumare hanno alle spalle motivazioni diverse per ognuno ed è quasi sempre inutile il semplice “prescrivere” l’abolizione di certe abitudini dannose.
Più efficace risulta in genere fornire alla persona informazioni corrette e non “terroristiche”, sostenendola nella ricerca di soluzioni personali, meno dannose per l’organismo.
Spesso gravidanza e allattamento rappresentano delle ottime occasioni per trovare la forza di interrompere o comunque contenere queste nocive dipendenze.